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Oltre il Muccino

  

  Testo del 12 settembre 2003 HomePage  

Di sociologi della domenica ce ne sono già abbastanza per ammorbarvi con disquisizioni sulla fantomatica sindrome da Peter Pan che pare essersi impossessata della nostra generazione.
Se fatico ad adattarmi allo stile di vita contemporaneo la colpa è solo mia e forse, in barba a Muccino, sono addirittura diventato vecchio prima di essere maturo.


Analizzando la situazione personale, infatti, entrano in gioco una serie di fenomeni mentali non generalizzabili ma comunque inquietanti.
Sono uno snob, un eccentrico o un semplice sfigato?
Probabilmente tutti e tre, dal momento che "ambetre" si compiacciono nel sentirsi inutilmente diversi ma procediamo con ordine e passiamo ai fatti.
I due ambiti di riflessione qui presi in esame riguardano l'universo femminile e il lavoro.


Se provo a guardarmi veramente indietro, ossia oltre il mio capo che cerca di inchiappettarmi, direi che il disagio è cominciato quando il mutevole mondo del lavoro ha cominciato a sbeffeggiarmi con gli annunci dei due più importanti quotidiani italiani.
La gioia di essere avviato verso il fine settimana era rasata da "Repubblica" del giovedì e definitivamente decapitata dalla seconda lama del venerdì del "Corsera". Fortunatamente il vecchio provincialissimo "Resto del Carlino" riusciva a pubblicare annunci non esclusivamente in tedesco/francese/inglese.
Ma che cribbio fa per uscire dall'ufficio alle otto di sera un Business Consultant - Financial Management?
Lo so che voi siete bravi e me lo sapreste illustrare in meno di tredici minuti ma preferisco immaginarmelo mentre mescola una "bevanda a base di caffè" nello stanzino preposto. Questo essere, senza giacca ma con cravatta ben annodata, sta parlando male dell'azienda con aneddoti d'appoggio e sbircia nella camicetta bianca della stagista occhialuta.
La sfasatura spazio-temporale è aumentata quando anche cari amici d'infanzia hanno cominciato a lavorare per aziende con nomi che non riuscivo a pronunciare.
Le migliori sono le multinazionali svizzero-tedesche ma anche quelle nordico-atlantiche non scherzano affatto.
Neanche l'ora d'aria aziendale riesce a distogliermi dal sottile malessere perché spesso, mentre sto addentando un panino, odo colleghi lanciarsi in disquisizioni su caratteristiche e performance di lussuosissimi jeepponi (che ormai tutte le case automobilistiche si sentono in obbligo di costruire) e mirabolanti cellulari multifunzione.
Di sicuro non si può ridurre la vicenda con la patologica involuzione tecnologica che affligge parecchi adulti quando non riescono più a comprendere la tecnologia cavalcata da tutti gli adolescenti.
Cribbio, non diventerò mai come mio padre che parla di "mangiadischi" indicando il piatto "Akay".
Non ce l'ho fatta a convincervi; vero? Lo sapevo; il vinile non va più di moda da decadi e con questo esempio la figura l'ho fatta proprio io che non ho ancora scaricato dalla rete un mp3 e mi vergogno a masterizzare cd.


Ora che l'attacco edipico è fallito posso ammettere che da sempre mi sento abbastanza alieno.
Dall'età di 12 anni mi chiedo, infatti, perché le donne si depilino massicciamente le sopracciglia. A parte casi limite alla Frida Kahlo, direi che una sopracciglia naturale sia sempre insuperabile.
E forse anche la povera Frida, estirpato il cespuglietto sopraccigliare centrale, sarebbe diventata un bel bocconcino.
Per restare in tema femminile, perché donne che mi avrebbero guardato con disgusto misto pena al liceo, rimbalzato all'università ora che siamo in azienda cominciano a farsi sotto?
Un caso? Sarà, ma credo che prima bisognerebbe analizzare almeno tre elementi.


Alcuni psicologi parlerebbero dell'effetto afrodisiaco che le donne subiscono quando sanno che stanno stuzzicando l'uomo di un'altra.


Altri parlerebbero, invece, di motivazioni legate al fallimento di storie importanti.
E già, perché il ragazzotto, indubbiamente bello ma un pelo egocentrico, con cui si sono messe intorno ai 25 anni le ha smollate intorno ai 32 per una nuova venticinquenne che fino ai 32 non parlerà di matrimonio e/o poppanti.


Io, personalmente, mi augurerei una terza ipotesi investigativa che la scienza ufficiale chiama "Sindrome di Gino Paoli".
Quest'ultimo approccio si concentra sull'aspetto fisico e sulle reazioni che l'uomo suscita nelle donne.
Avere una fisionomia alla "Gino Paoli" non capita a molti.
Questa fisionomia, infatti, è l'unica ad avere ben tre fasi (e per di più, così distinte, da toccare poli opposti):
fisicità giovanile: ripugnante
fisicità adulta: mediocre
fisicità senior: affascinate.


Se appartengo veramente a questa tipologia fisica e, soprattutto, se arrivo ad essere vecchio, rischio di far rimbalzare anche prezzemoline e letteronze.
Far prendere qualche rimpallo sarebbe una vera missione per vendicare già in Terra quegli individui maltrattati da una particolare categoria di donne che è legata ad uno dei grandi misteri dell'umanità.
Gli uomini hanno già capito e voi donne, se non sapete di quale categoria femminile stia parlando, siete probabilmente una di loro (scherzo, dai…).
Adesso qualcuno mi deve dire perché le donne oggettivamente brutte e sfigate ma che se la tirano hanno sempre intorno uomini disposti a immolarsi senza alcuna dignità.
Oddio, per l'uomo perdere la dignità quando si parla di donne è abbastanza normale ma si può chiudere un occhio se il fine è una stronza bella. Non possiamo fare altrettanto per una semplice bella stronza.
Ho già diversi disegni di legge nel cassetto per quando diventerò senatore a vita.


Il primo riguarda, proprio, l'istituzione di comunità per il recupero e il reinserimento nella società di uomini che non ce la fanno a uscire dal tunnel da soli.


La seconda proposta al Legislatore riguarda, ovviamente, la creazione del MITUSONA (Ministero per la Tutela del Sopracciglio Naturale).

Intanto sta per partire la campagna di informazione/sensibilizzazione per i cittadini. Domenica 28 settembre 2003 nelle piazze delle principali italiane anche voi potrete dare il vostro contributo acquistando le spilline con il "sopracciglio che ride".

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