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Di sociologi della domenica
ce ne sono già abbastanza per ammorbarvi con disquisizioni
sulla fantomatica sindrome da Peter Pan che pare essersi
impossessata della nostra generazione.
Se fatico ad adattarmi allo stile di vita contemporaneo
la colpa è solo mia e forse, in barba a Muccino,
sono addirittura diventato vecchio prima di essere maturo.
Analizzando la situazione personale, infatti, entrano
in gioco una serie di fenomeni mentali non generalizzabili
ma comunque inquietanti.
Sono uno snob, un eccentrico o un semplice sfigato?
Probabilmente tutti e tre, dal momento che "ambetre"
si compiacciono nel sentirsi inutilmente diversi ma procediamo
con ordine e passiamo ai fatti.
I due ambiti di riflessione qui presi in esame riguardano
l'universo femminile e il lavoro.
Se provo a guardarmi veramente indietro, ossia oltre il
mio capo che cerca di inchiappettarmi, direi che il disagio
è cominciato quando il mutevole mondo del lavoro
ha cominciato a sbeffeggiarmi con gli annunci dei due
più importanti quotidiani italiani.
La gioia di essere avviato verso il fine settimana era
rasata da "Repubblica" del giovedì e
definitivamente decapitata dalla seconda lama del venerdì
del "Corsera". Fortunatamente il vecchio provincialissimo
"Resto del Carlino" riusciva a pubblicare annunci
non esclusivamente in tedesco/francese/inglese.
Ma che cribbio fa per uscire dall'ufficio alle otto di
sera un Business Consultant - Financial Management?
Lo so che voi siete bravi e me lo sapreste illustrare
in meno di tredici minuti ma preferisco immaginarmelo
mentre mescola una "bevanda a base di caffè"
nello stanzino preposto. Questo essere, senza giacca ma
con cravatta ben annodata, sta parlando male dell'azienda
con aneddoti d'appoggio e sbircia nella camicetta bianca
della stagista occhialuta.
La sfasatura spazio-temporale è aumentata quando
anche cari amici d'infanzia hanno cominciato a lavorare
per aziende con nomi che non riuscivo a pronunciare.
Le migliori sono le multinazionali svizzero-tedesche ma
anche quelle nordico-atlantiche non scherzano affatto.
Neanche l'ora d'aria aziendale riesce a distogliermi dal
sottile malessere perché spesso, mentre sto addentando
un panino, odo colleghi lanciarsi in disquisizioni su
caratteristiche e performance di lussuosissimi jeepponi
(che ormai tutte le case automobilistiche si sentono in
obbligo di costruire) e mirabolanti cellulari multifunzione.
Di sicuro non si può ridurre la vicenda con la
patologica involuzione tecnologica che affligge parecchi
adulti quando non riescono più a comprendere la
tecnologia cavalcata da tutti gli adolescenti.
Cribbio, non diventerò mai come mio padre che parla
di "mangiadischi" indicando il piatto "Akay".
Non ce l'ho fatta a convincervi; vero? Lo sapevo; il vinile
non va più di moda da decadi e con questo esempio
la figura l'ho fatta proprio io che non ho ancora scaricato
dalla rete un mp3 e mi vergogno a masterizzare cd.
Ora che l'attacco edipico è fallito posso ammettere
che da sempre mi sento abbastanza alieno.
Dall'età di 12 anni mi chiedo, infatti, perché
le donne si depilino massicciamente le sopracciglia. A
parte casi limite alla Frida Kahlo, direi che una sopracciglia
naturale sia sempre insuperabile.
E forse anche la povera Frida, estirpato il cespuglietto
sopraccigliare centrale, sarebbe diventata un bel bocconcino.
Per restare in tema femminile, perché donne che
mi avrebbero guardato con disgusto misto pena al liceo,
rimbalzato all'università ora che siamo in azienda
cominciano a farsi sotto?
Un caso? Sarà, ma credo che prima bisognerebbe
analizzare almeno tre elementi.
Alcuni psicologi parlerebbero dell'effetto afrodisiaco
che le donne subiscono quando sanno che stanno stuzzicando
l'uomo di un'altra.
Altri parlerebbero, invece, di motivazioni legate al fallimento
di storie importanti.
E già, perché il ragazzotto, indubbiamente
bello ma un pelo egocentrico, con cui si sono messe intorno
ai 25 anni le ha smollate intorno ai 32 per una nuova
venticinquenne che fino ai 32 non parlerà di matrimonio
e/o poppanti.
Io, personalmente, mi augurerei una terza ipotesi investigativa
che la scienza ufficiale chiama "Sindrome di Gino
Paoli".
Quest'ultimo approccio si concentra sull'aspetto fisico
e sulle reazioni che l'uomo suscita nelle donne.
Avere una fisionomia alla "Gino Paoli" non capita
a molti.
Questa fisionomia, infatti, è l'unica ad avere
ben tre fasi (e per di più, così distinte,
da toccare poli opposti):
fisicità giovanile: ripugnante
fisicità adulta: mediocre
fisicità senior: affascinate.
Se appartengo veramente a questa tipologia fisica e, soprattutto,
se arrivo ad essere vecchio, rischio di far rimbalzare
anche prezzemoline e letteronze.
Far prendere qualche rimpallo sarebbe una vera missione
per vendicare già in Terra quegli individui maltrattati
da una particolare categoria di donne che è legata
ad uno dei grandi misteri dell'umanità.
Gli uomini hanno già capito e voi donne, se non
sapete di quale categoria femminile stia parlando, siete
probabilmente una di loro (scherzo, dai
).
Adesso qualcuno mi deve dire perché le donne oggettivamente
brutte e sfigate ma che se la tirano hanno sempre intorno
uomini disposti a immolarsi senza alcuna dignità.
Oddio, per l'uomo perdere la dignità quando si
parla di donne è abbastanza normale ma si può
chiudere un occhio se il fine è una stronza bella.
Non possiamo fare altrettanto per una semplice bella stronza.
Ho già diversi disegni di legge nel cassetto per
quando diventerò senatore a vita.
Il primo riguarda, proprio, l'istituzione di comunità
per il recupero e il reinserimento nella società
di uomini che non ce la fanno a uscire dal tunnel da soli.
La seconda proposta al Legislatore riguarda, ovviamente,
la creazione del MITUSONA (Ministero per la Tutela
del Sopracciglio Naturale).
Intanto sta per partire la campagna di informazione/sensibilizzazione
per i cittadini. Domenica 28 settembre 2003 nelle piazze
delle principali italiane anche voi potrete dare il vostro
contributo acquistando le spilline con il "sopracciglio
che ride".
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