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Quest'anno il campionato
stagionale dei matrimoni finirà con la cerimonia
di chiusura del 6 luglio.
Prendete una cartina dell'Europa continentale e trovate
Angoulême. Anche nel caso capitasse sotto il polpastrello
dell'indice, sarebbe stolto tirare un sospiro di sollievo
dal momento che la mitica "Charente" francese
rappresenta un tipico paradosso spazio-temporale del 21º
secolo.
Chi vi dice che la Francia è di gran lunga più
moderna dell'Italia solo perché ha:
1) girovagato per la Parigi mitterandiana e/o
2) visto le luci nei tunnel della costa azzurra e/o
3) zifonato una francofona ai tempi dell'università,
non ha ancora capito che la Francia sta alla modernità
come Pantani alle salite (a volte sì, a volte no).
Ma lasciamo le contraddizioni della Francia e di chi pretende
conoscerla, e torniamo alla ridente Angoulême che
possiede la deliziosa caratteristica di non essere raggiungibile,
né via mare, né via treno, né via
aereo, né via autostrada. Il provvidenziale sito
Michelin ci dice che dalla capitale mondiale della mortadella
bastano appena 1.163 Km per raggiungerla via terra.
Se un C 130 della NATO riuscisse a rifornirmi di gasolio
in volo, se espletassi le mie funzioni fisiologiche in
un capiente pannolone, se mangiassi con l'ausilio di sonde,
se potessi evitare code, rallentamenti, multe, temporali,
incidenti, esodi estivi, agguati malavitosi, me la caverei,
con un tempo di percorrenza di appena "11 ore e 7
primi" di automobile.
Alla vista della ridente città, il viaggio, da
sfida per la sopravvivenza, si trasforma a caccia al tesoro.
La penultima fase della ricerca del castello di famiglia
prevede, infatti, l'estrazione del cartoncino d'invito
dove una incomprensibile mappa, rende vana la speranza
di utilizzare moderne bussole satellitari e visori infrarossi
notturni.
Già mi vedo partire indomito per polverose stradine
di campagna dopo aver sfondato il parabrezza a calci ed
aver addentato un sigarone cubano.
Il tesoro, come ogni premio che si rispetti, merita, però,
anche una giostra automobilistica dal retrogusto medioevale.
Il raffinato cartoncino ci indica, infatti, che solo i
primi 500 invitatati potranno parcheggiare dentro i giardini
del castello. Nota che apprezzo ma che non basta a farmi
desistere dall'idea di portarmi una tanica di antrace
e un paio di cinture esplosive palestinesi.
No, signori miei, in me non cova un "no global frustrato"
bensì un "global frustato".
A scanso di equivoci, segnalo che l'organizzazione della
corsa ha già fatto pervenire ai vari team il regolamento
secondo il quale il giorno del matrimonio non sarà
possibile fare il bagno nella piscina annessa alla magione.
La mancanza di note sulla possibilità di contare
su un'unità mobile della Croce Rossa e su un box
di meccanici rende l'atmosfera ancora più eccitante.
Benissimo il castello di famiglia, l'ambientazione tardo-gotica
che solo una regione sperduta nel cuore di una grande
nazione può dare, nonché una spruzzata di
mille invitati ma era proprio necessario sposarsi nel
periodo più caldo dell'anno?
Non cercando di comprendere la Francia (che si ama e/o
si odia; punto e basta) e tanto meno i Francesi, chiudo
con due interrogativi:
A) È il matrimonio che necessita di organizzazione
o è l'organizzazione che necessita il matrimonio?
B) Meglio fare l'invitato "international mimetic"
(fingere di interessarsi ai discorsi sull'incompatibilità
di Le Pen nel sistema presidenziale francese) o l'invitato
"italico classicus" (che sotto il completo grigio
antracite ha il costume da bagno e cerca di istigare la
ciurma di bambinetti alla rivolta per far togliere il
telone della piscina)?
Honny soit qui mal y pense.
p.s. nel caso non ve ne siate accorti, ho utilizzato le
parole "antrace" e "cinture esplosive"
per verificare la teoria secondo la quale l'intelligence
statunitense setaccia implacabilmente tutti i sistemi
di comunicazione mondiale in cerca di informazioni sul
terrorismo leghista. Inutile nascondervi che sono eccitato
come una bertuccia tibetana.
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